Archivio di Maggio 2008

Workshop su “Cultura e Turismo” in Camera di Commercio

Domenica, 25 Maggio 2008

Sede della CCIAA di Firenze, in piazza dei Giudici

Un piccolo avviso ai naviganti, martedì 27/5 è annunciato dalla Camera di Commercio un interessante incontro presso la sede di piazza dei Giudici. Ecco l’avviso

La Camera di Commercio invita i rappresentanti delle istituzioni politiche e culturali, del mondo delle imprese e delle categorie interessate a partecipare al workshop “Cultura e Turismo: sfide digitali e valori per il futuro“, che si svolgerà il 27 maggio 2008, dalle 9.15 alle 17.30, presso l’Auditorium della Camera di Commercio, Piazza dei Giudici 3 – Firenze.
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I partecipanti saranno chiamati a esprimere le posizioni e i progetti dell’istituzione, ente od organismo che rappresentano e dovranno confrontare le proprie idee, proposte e progetti con gli altri protagonisti del workshop, cercando di far emergere i punti di condivisione, piuttosto che quelli di contrasto. E’ partendo da questi punti condivisi che sarà possibile tracciare un percorso progettuale comune, che possa tradursi in scelte politiche e operative condivise.
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I partecipanti saranno chiamati a dare una risposta al quesito: “Com’è possibile coordinare l’offerta culturale della città con l’offerta ricettiva per rispondere alla domanda turistica, in modo da qualificare i flussi turistici e incrementarne la permanenza media degli ospiti sul territorio fiorentino?

L’incontro in Camera di Commercio parte dalle seguenti premesse (pubblicate nel comunicato stampa):

Il Rapporto “City Tourism & Culture: The European Experience” - commissionato dal WTO e dalla ETC (European Travel Commission) – evidenzia che solo il 20% dei turisti in visita nelle città d’arte è spinto, come prima motivazione, da interesse culturale. Sebbene nell’ambito del turismo culturale il ruolo predominante spetti ancora alle capitali della cultura, assumono sempre maggiore rilievo le destinazioni più piccole e le nuove regioni d’Europa. Queste sottraggono una fetta importante del mercato alle mete culturali tradizionali, grazie alle innovazioni apportate nei servizi e nei prodotti. Cultura e turismo rappresentano una grande risorsa per l’economia fiorentina, nonostante il buon andamento del settore, si è registrata una leggera flessione dovuta alla progressiva riduzione della permanenza media degli ospiti, facendo sempre più di Firenze una meta di turismo “mordi e fuggi”.”

Per chi si occupa professionalmente di turismo si tratta di dati e tendenze, ahimé, ben conosciuti. Ma a dire la verità se ne conoscono anche abbastanza bene alcune delle cause. E a dire la verità, per quanto riguarda il calo della permanenza media dei turisti in Firenze (peraltro in leggera ripresa negli ultimissimi anni grazie soprattutto all’aeroporto) credo che ci siano cause e responsabilità condivise tra i principali soggetti che operano nel territorio. Ovvero Istituzioni (cioè la politica) e categorie economiche sono in buona misura corresponsabili. Come?
Principalmente per miopia e per scarsità di competenze. Approfondiremo entro breve…

A proposito, per partecipare al Workshop: “La partecipazione al workshop è gratuita, previa iscrizione. Per iscriversi contattare la segreteria organizzativa Firenze Tecnologia, Tel. 055 2661021/044/034 - Fax 055 2661030 e-mail eventi@firenzetecnologia.it“.
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Andando avanti (anche a piccoli passi)

Martedì, 20 Maggio 2008

Dall’incontro di giovedì 15 maggio sono emerse indicazioni interessanti e anche qualche invito “operativo” che spero proprio riusciremo a cogliere (presto).
Innanzitutto è chiaro che l’argomento, “Promuovere la Cultura Online”, crea interesse.   Abbastanza ovviamente e in primo luogo, tra coloro che operano nel settore, ma anche – e non era proprio scontato – tra giovani e studenti che sperano di vedere nel settore opportunità e percorsi professionali.
Le relazioni di Elena e Nicola hanno fornito un buon quadro del mondo Web e un primo interessante assaggio degli strumenti con i quali si può operare in modo relativamente semplice ed efficace, e ne sono scaturite richieste di chiarimenti e anche dubbi.

Inoltre, ed è la cosa più interessante, ci sono state anche proposte operative che spero riusciremo a mettere rapidamente in moto.  Prima tra tutte quella di analizzare una o due siti Web di Enti Museali e produrre un piccolo report. Stiamo studiando con gli amici Carlo Sorrentino e Maurizio Lunghi come mettere in pratica l’idea nel modo più semplice (chi fosse interessato lasci pure un commento oppure una mail a vernondemars@gmail.com). 

Quanto alle domande, quella a mio avviso fondamentale, ripetuta in diverse forme e da diversi partecipanti, è stata: “ma perché gli Istituti della Cultura – i Musei in questo caso – dovrebbero occuparsi di un diverso modo di comunicare, quando c’è già una ‘comunicazione istituzionale’ che opera anche online?

Domanda più che pertinente, considerando che vi sono numerose iniziative ufficiali, di studio e operative, che si occupano della comunicazione digitale della cultura.

Tra le tante, ne cito qui un paio (per cominciare) che sono probabilmente le più importanti a livello europeo:
Per primo, il Progetto Minerva, un progetto tra i ministeri della cultura d’Europa volto a fornire linee guida e “best practice” nel campo della digitalizzazione e della comunicazione digitale (in particolare sui siti Web). Ed in effetti ha già partorito diversi risultati alcuni anche realmente operativi come il “Museo&Web - Kit di progettazione di un sito di qualità per un museo medio-piccolo che però, a mio avviso difetta di un buon approfondimento proprio in quello che dovrebbe essere uno dei suoi prerequisiti più importanti, ovvero, l’”Identificazione dei bisogni degli utenti e dei criteri di qualità per un accesso comune”.
In secondo luogo il progetto della Biblioteca Digitale Europea, “Europeana uno dei prodotti del piano “Società dell’Informazione e dei Media” della UE (responsabile Commissario Vivian Reding, ospitata di recente a Firenze grazie a Rinascimento Digitale). Europeana dovrebbe fornire nuovi e coordinati (e anche uniformati) strumenti di accesso alla scoperta e consultazione del patrimonio culturale e scientifico europeo. Il lancio ufficiale dovrebbe essere per il prossimo ottobre, intanto al link che vi ho fornito c’è già una interessante “demo” dove si possono anche lasciare commenti e opinioni.

Due importanti progetti ufficiali che però, a mia sommessa opinione, hanno il difetto di essere molto e ancora  “product oriented” e poco, o almeno non abbastanza, “customer oriented”. Ma vale certamente la pena seguirne gli sviluppi e anche di seguire la battaglia tra la Biblioteca Digitale Europea e il concorrente progetto monster della “Digital Library” di Google (partito con ben 270 mln di Dollari di finanziamento!).

Progetti giganteschi e indubbiamente importanti che, tra l’altro, affrontano più o meno direttamente problematiche fondamentali per lo sviluppo futuro del Web: ovvero nuovi metodi di classificazione e di creazione di meta dati che possano favorire l’avvento del Web Semantico (cercherò di affrontare l’argomento, interessantissimo, in un prossimo post).

Ma in questi progetti non sembra esserci posto per la realtà delle persone che si muovono sul Web, che creano i propri metodi di classificazione e condivisione del sapere (conoscete, per esempio, del.icio.us?).  In un certo senso è giusto che le Istituzioni si occupino dei grandi progetti infrastrutturali, ma la mia impressione è che non si siano ricompresi (al di là delle mere enunciazioni) i desideri delle persone. E nel frattempo chi si occupa delle aspirazioni di sapere o della semplice curiosità delle persone? Wikipedia?   Credo che chi operi quotidianamente a contatto con le persone (fisicamente o virtualmente) sia in grado di offrire delle alternative interessanti. A Wikipedia, ai grandi Progetti, allo stesso Google. Magari anche cavalcandoli…

 

Relazioni del 15/5

Sabato, 17 Maggio 2008

In alto a destra, tra le pagine, trovate le relazioni da scaricare.

A presto un post con alcune considerazioni sugli interventi durante il seminario e sulle azioni che si vorrebbero intraprendere.

15 maggio 08: un buon inizio

Venerdì, 16 Maggio 2008

Aula 0.05 dell’edificio D15 a Novoli (Polo Scienze Sociali), ore 15.00: un buon inizio: tra gli 80 e i 90 partecipanti divisi abbastanza equamante tra studenti, professionisti, operatori e dipendenti della PA e degli Enti.

Le relazioni di Elena Farinelli e Nicola Tanzini (che saranno scaricabili entro breve dal presente Blog) rientrano perfettamente nei tempi assegnati e soprattutto illustrano con estrema chiarezza i temi loro assegnati, offrendo dati semplici ma illuminanti e anche numerosi esempi e spunti di riflessione.

Ottimi anche Carlo Sorrentino, Maurizio Lunghi e Antonio Sofi nel loro ruolo di moderatori e “provocatori”.

A poche ore dalla conclusione del seminario, la riflessione che mi appare più opportuna è che “si apre la discussione”.

Per troppo tempo la comunicazione sul web è stata alternativamente considerata come materia da “specialisti” (perlo più informatici) o come attività marginale, residuale rispetto alla comunicazione “vera” attraverso i media tradizionali.

Non è più così, anche chi non si è fino ad oggi preoccupato od occupato della comunicazione via Web, sta aprendo gli occhi su di una realtà in rapidissimo movimento.

Tanto per fare qualche numero, per il 2008 è atteso un aumento del 40% della pubblicità online che porterà il totale investimenti pubblicitari su Internet a 1 miliardo tondo, tondo. Ancora poco rispetto alle cifre della pubblcità televisiva, ma già abbastanza per scalzare la pubblicià radiofonica dal 4° posto e per cominciare ad insidiare la pubblicità su carta stampata.

D’altro canto è inevitabile che un media che sta togliendo progressivamente audience agli altri, guadagni l’apprezzamento degli investitori. Tra il 2003 e il 2008 il tempo passato a guardare la tv è calato del 7,7 per cento; meno 10,6 per cento per la radio e meno 11,8 per cento per i giornali! Il tempo passato su Internet, tra il 2006 e il 2008 è aumentato del 145% !!! (Vedi i dati dello IAB Forum 2008).

Anzi, è curioso constatare un certa resistenza da parte degli inserzionisti ad abbandonare forme pubblicitarie che hanno spesso un rendimento discutibile. Come ha ben rilevato Nicola Tanzini “Internet ha il vantaggio di poter fornire numeri precisi ed affidabli”. I visitatori di un sito o chi clicca semplicemente un banner sono contati, numerati distinti per provenienza e, se provengono da motori di ricerca, possiamo sapere anche in base a quale curiosità hanno trovato il nostro sito.

Ovviamente non è tutto scontato e anche Internet può avere le sue controindicazioni. Qualunque decisione deve partire da un approccio serio. Le aziende hanno generalmente un approccio all’inizio molto prudenti, quando riescono però a constatare il rendimento (ROI) dell’investimento effettuato, ne comprendono rapidamente l’utilità.

Quale è invece la posizione dell’amministrazione pubblica? Ebbene assistiamo, ahime, troppo di frequente a spese eccessive (a volte folli) per la promozione di eventi privi di reale spessore (per non dire assolutamente inutili). Dall’altra parte “Braccino corto”, per non dire cortissimo, per la ordinaria amministrazione di Enti ed Istituzioni che costituiscono la spina dorsale del Turismo d’Arte oltre che dell’identità stessa del nostro Paese. Figuriamoci per la comunicazione!

E quel che è peggio - lo ha rilevato l’intervento di una giovane partecipante che lavora presso un Ente Locale (Elisa Pacini) - in una ostinata (e aggiungerei proterva) mancanza di coordinamento verticale ed orizzontale che fa sì che molti Enti si prodighino in spese che spesso non raggiungono unitariamente il livello minimo di visibilità!

Ma il problema della comunicazione pubblica è evidentemente troppo complesso per affrontarlo o anche semplicemente per identificarne i principali aspetti in un unico seminario.

La questione è sempre più sul tappeto. Discutiamone.

Promozione online dei Beni Culturali

Martedì, 13 Maggio 2008

Il post precedente di Elena ha aperto il dibattito sulla promozione on-line dei beni culturali e ci ha dato una prima, interessante visione dal punto di vista del Web 2.0. Le indicazioni che ha fornito possono sembrare all’apparenza semplici, ma in realtà sottendono almeno due ambiti di problemi (che inizieremo ad affrontare nell’incontro del 15/5):
1) le competenze richieste, pur non essendo certo “esoteriche” richiedono un approccio diverso e nuovo all’attività di promozione tramite il web.
2) Istituzioni ed Enti deputati alla valorizzazione e promozione dei beni culturali hanno bisogno di abbracciare una nuova filosofia del “fare cultura”.

Partiamo dalle considerazione più semplici.
Proviamo, per esempio, a fare qualche banalissima ricerca su Google.com (la versione USA del motore di ricerca), ho scelto: “Michelangelo’s David”, - una delle icone più ovvie dell’arte e del patrimonio artistico del bel Paese - e ho trovato circa 611,000 risultati. Ovviamente non ci si può aspettare che in prima posizione ci sia un sito istituzionale italiano (perché no poi?) ed in effetti tutta la prima pagina è occupata da risorse Web non italiane, il primo degli Italiani è Tickitaly in undicesima posizione (un sito di vendita biglietti on-line). Ho provato a scorrere un bel po’ di risultati e ho trovato di tutto e di più come per esempio, all’83esima posizione, le versioni bizzarre del David fornite da www.freakingnews.com.
E purtroppo, di altri italiani, almeno fino a dove sono arrivato io (circa 90esima posizione), ce n’erano ben pochi (praticamente nessuno!).
Le cose vanno decisamente meglio su Google.it (la versione italiana) con la stringa di ricerca: David di Michelangelo con circa 629.000 risultati. E qui il Polo Museale Fiorentino (sito web ufficiale della Soprintendenza Speciale di Firenze) appare in undicesima posizione (seconda pagina). Non male tutto sommato, ma non certo una posizione di primato, se si considera l’abbondanza di materiale e, soprattutto, di competenze di cui potrebbe disporre la Soprintendenza.

In realtà, il sito del Polo Museale è di buon livello tecnico, ma è evidentemente frutto di un approccio decisamente non centrato sulla “persona” e meno che mai sulle potenzialità offerte dal Web.
Voglio subito dire che credo di capire, almeno in parte, le difficoltà di vario genere, a partire da quelle burocratiche, amministrative e normative, in cui si muovono le Soprintendenze (e in particolare quella fiorentina) e il risultato ottenuto è senz’altro ottimo rispetto al punto di partenza.

Il sito di cui stiamo parlando è d’impatto gradevole e offre informazioni e servizi (e finalmente anche la possibilità di prenotare on-line!) con una strutturazione adeguata alla complessità della materia. Ma la gradevolezza estetica e la corretta (per quanto ho potuto esaminare) organizzazione del materiale (rispetto ad alcuni parametri) non è quello, o almeno non lo è necessariamente, che la maggior parte delle persone (e in buona misura nemmeno i Motori di Ricerca) cercano nel Web.

Ciò che voglio dire è che non basta – anche se capisco benissimo la complessità dell’operazione – organizzare l’illustrazione della struttura e delle sue attività, il materiale documentale e didattico, la spiegazione e l’offerta dei servizi. Bisogna anche comprendere quali saranno i percorsi di ricerca, le provenienze di coloro che ricercano, i loro bisogni e le loro abitudini. Tanto per rimanere nell’esempio di Tripadvisor fornitoci dall’Elena le domande che lì si possono trovare sono a dir poco illuminanti. Le persone – soprattutto, ma non solo, quando provengono da mete distanti - si muovono su percorsi di acquisizione di conoscenza che i tecnici della materia possono non comprendere. Il sito del Polo Museale è il frutto di competenze di grande livello nel campo dei beni culturali e di bravi operatori del software (forse c’è anche lo zampino di qualcuno con competenze di architettura dell’informazione), ma non c’è una grande competenza di comunicazione e di comunicazione Web.

E qui arrivo al secondo punto: se diamo per scontato che occorrerebbero (anche) competenze di altro genere per promuovere i beni culturali on-line, la risposta alla domanda sul perché non si adottino tali competenze, risiede nel tipo di filosofia della promozione culturale che il nostro Paese complessivamente a livello istituzionale ancora adotta  (e a cascata per via normativa e culturale, anche gli Enti sottostanti).
Attenzione non sto predicando un rivolgimento iconoclasta del modo di fare cultura in Italia e meno mai l’adozione di una visione “scientista” per la quale dare un primato assoluto alle “scienze esatte”, disattendendo il retaggio e la missione più bella del nostro Paese.
Tutt’altro!
Quello che credo molto necessario, direi urgente, è di cominciare a (ri)pensare alla politica di promozione dei beni culturali, centrandola sulla “gente”, su cosa realmente desidera e su come realmente si muove. E se dovrà essere il “Web 2.0” o il “Marketing Virale”, l’occasione di questo ripensamento, ben venga!

Social media e musei

Lunedì, 5 Maggio 2008

Una volta c’erano i siti internet, poi è arrivato il web 2.0 con gli user generated contents (= i contenuti scritti dagli utenti). Ovvero la possibilità per chiunque di scrivere commenti, di aprire un blog, di porre domande nei forum, di caricare foto e video, di partecipare e condividere.
Il tutto in maniera semplice e intuitiva.

Sono nati i cosiddetti social networks: siti dove gli utenti interagiscono fra di loro, condividendo passioni o argomenti comuni e scambiandosi materiale di ogni tipo: foto, testi, video, news. E creando comunità virtuali di amicizie per parlare di ciò che appassiona o interessa.

Se prima queste azioni riguardavano soltanto aspetti ludici (per esempio su myspace o youtube) magari anche per conoscere amici, presto gli utenti hanno cominciato a sfruttare questi strumenti per fornire informazioni utili anche in altri settori, come ad esempio nel campo professionale. E le aziende stanno cominciando a dover monitorare quello che si dice online su di loro. Insomma qual’è la reputazione online.

E i musei? gli enti culturali?
Anch’essi sono soggetti di discussione, spesso a loro insaputa.
Se in passato gli operatori culturali si limitavano a curare il sito internet di un museo, aggiornandone gli eventi o gli orari, oggi si ritrovano a dover “controllare” su altri siti ciò che viene detto.

Penso a un sito ormai famoso come Tripadvisor, nato per le recensioni degli hotel e oggi strutturato per tante di quelle sezioni che a volte ci si perde persino! Ma credo che una lettura di ciò che i turisti dicono del Museo Stibbert o dell’Opera del Duomo possa essere illuminante… (qui trovate il link alle attrattive culturali di Firenze).

Arte e PIL

Domenica, 4 Maggio 2008

In primo luogo un avviso: nel post precedente ho annunciato il primo seminario, “Comunicazione e marketing delle risorse culturali: strumenti, pratiche e competenze per la promozione digitale” per il 15/5/2008. Posso ora confermare che il luogo è: aula 0.05 edificio D15, presso il Polo Universitario di Novoli.

In secondo luogo vi propongo alcuni dati su cui vale la pena di riflettere, proprio in vista del seminario. I dati provengono da uno studio dell’Associazione Civita, pubblicati su “Il Mondo” del 7/03/08, n°10 (pp.18-22). Oggi, afferma Civita, il reddito nazionale (PIL) derivante dall’ “Industria della Cultura” è di circa 69 mld di Euro (al 2006), con un incidenza sul PIl del 4,80%. Da qui a 5 anni tale reddito, sempre secondo Civita, potrebbe levitare a 101 mld di Euro, con un incidenza del 6,50% sul PIL.

Un altro dato interessante che emerge dallo studio è che il numero di occupati nel settore cultura in Italia (devo dire che l’articolo non precisa cosa s’intenda esattamente per “occupati nel settore cultura”… immagino dipendenti delle strutture pubbliche e assimilate) è di 470 mila unità - contro le 870mila nel Regno Unito e il milione della Germania. La percentuale media europea degli occupati nel settore cultura è del 2,4% contro il nostro 2,1%, ma siamo decisamente indietro rispetto appunto a Germania e Regno Unito con rispettivamente il 2,8% e il 3,1%, per non parlare dei Paesi del Nord Europa che viaggiano intorno al 3,3%.

Ovviamente abbiamo un gap da colmare e potrebbe sembrare (e lo è) un ritardo ingiustificato. Ma guardiamo anche il mezzo bicchiere pieno: c’è un bel po’ di lavoro da fare e spazi di reddito nazionale da recuperare.

Un ultimo dato: dei 69 mld di Euro dell’ “Industria della Cultura”, un po’ più del 40% deriva dal turismo culturale (e probabilmente il dato non ricomprende proprie tutte le ricadute economiche). Ebbene solo l’11% dei turisti italiani si muove per “turismo d’arte”, mentre ben il 53% dei turisti stranieri visita il bel Paese per motivi culturali.

Questo ci dice che il lavoro da fare comincia in casa…

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