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Parole e politica

Lunedì, 8 Novembre 2010

Gianrico Carofiglio

Un altra citazione classica. Questa volta la rubo (anzi la prendo in prestito: non si sa mai) da un brillante scrittore e magistrato quale Gianrico Carofiglio.

Per chi, come me, lo conosceva come giallista, ecco la piacevole sorpresa di un agile e piacevole saggio sull’uso proprio ed improprio delle parole e del linguaggio: “La manomissione delle Parole“. Ahimè con fin troppo divertimento mi sono accorto di quanto abbia ragione, cioè di quanto la politica apparentemente sciatta di questi anni, abbia fatto in realtà un uso accorto e “politico” appunto delle parole.

Spero nei prossimi giorni di ritornare, allargandolo al mondo del Web, su questo concetto dell’utilizzo manipolativo delle parole.

In questo momento però mi urgeva riportare questa bella (e di questi tempi appropriatissima) citazione di Platone ad opera di Carofiglio:

…Ora questi governanti che sono stati appena definiti “servitori delle leggi”, non li ho chiamati così per la novità di creare termini nuovi, ma perché sono convinto che sia soprattutto questo fatto a determinare la salvezza dello stato o il contrario.
In quello stato in cui la legge sia comandata e priva di autorità, in quel luogo vedo che la rovina è imminente: laddove invece detenga il potere assoluto sui governanti, e i governanti siano asserviti alla legge, intravedo la salvezza

(Platone “Le leggi” (LIBRO IV) - 46)

Non vi pare fin troppo attuale?

Dvd

Un Patto per il Software Libero

Domenica, 7 Giugno 2009

Tux la mascotte di LinuxL’ASSOLI (Associazione per il Software Libero è un’associazione senza scopo di lucro che ha come obiettivi principali la diffusione del software libero in Italia ed una corretta informazione sull’argomento ) e l’ ILS (Italian Linux Society è un’associazione senza fine di lucro che promuove e sostiene iniziative e progetti in favore della diffusione di GNU/Linux e del software libero in Italia, con lo scopo di divulgare la cultura informatica nel nostro paese ) in vista delle prossime elezioni si sono fatti promotori di una la campagna  denominata “Caro Candidato” per sensibilizzare i politici ad occuparsi di software libero e libertà digitali.

Ai candidati alle prossime elezioni si chiede di sottoscrivere il “Patto sul Software libero” considerato come un bene comune da proteggere e sviluppare. I candidati devono dichiarare di essere consapevoli che

  • Il Software Libero e le attività di chi lo sviluppa ed utilizza assumono un ruolo chiave nell’era digitale: contribuiscono alla realizzazione delle libertà fondamentali, alla condivisione della conoscenza ed alla riduzione del «divario digitale». Inoltre, il Software Libero è un bene per tutti i cittadini; è uno strumento per rafforzare l’economia, la competitività e l’indipendenza tecnologica dell’Italia e dell’Europa.
  • Il Software Libero è un bene comune, da proteggere e sviluppare. La sua esistenza si basa sul diritto degli autori di rilasciare il loro software congiuntamente al codice sorgente, e sul diritto garantito a chiunque di usarlo, copiarlo, adattarlo e ridistribuirlo, nella sua forma originale o modificata.

Con l’adesione al patto i candidati si impegnano a

  • incoraggiare con i mezzi istituzionali a loro disposizione le amministrazioni ed i servizi pubblici all’utilizzo  e sviluppo di Software Libero e standard aperti ;
  • Supportare politiche attive a favore del Software Libero, ed opporsi ad ogni discriminazione nei confronti di questo;
  • Difendere i diritti degli autori e degli utenti di Software Libero, in particolare richiedendo la modifica di ogni norma che indebolisce tali diritti, ed opponendosi ad ogni iniziativa legislativa che avrebbe questo effetto.

Ma anche singoli cittadini possono far sentire la loro voce di adesione alle istanze del software libero e di richiesta ai candidati alle prossime elezioni ad esempio pubblicando sul loro blog o sito un Banner od un  link a www.carocandidato.org, dove viene organizzata la campagna.software libero Una diffusione dell’iniziativa si può avere parlandone sui blog personali. Obiettivo della campagna è che si inizi a parlare di software libero, non più in ambienti ristretti  ma coinvolgendo anche  amici, parenti, vicini di casa e con  un  contatto verso i candidati della propria circoscrizione e chiedendogli di aderire.

Tutte le informazioni sono reperibile sul sito: http://www.carocandidato.org

L’importanza dei giochi

Giovedì, 3 Luglio 2008

Che il gioco sia un’attività fondamentale dell’età evolutiva è ben noto. Ed è altrettanto intuitivo comprenderne l’importanza anche nelle fasi successive della vita.

Ed anche le attività ludiche, grazie ad Internet, hanno compiuto un bel passo in avanti (una base di partenza per comprendere il fenomeno: http://en.wikipedia.org/wiki/Video_game_culture)

Per alcuni - ed in molti casi hanno purtroppo ragione - possono costituire un pericolo: già da diverso si parla di dipendenza da “gioco online”.

Ma in alcuni, molti, casi possono costituire una componente positiva nell’ambito delle nostre attività online.

Lo sono, i giochi online, indubbiamente positivi per le aziende che riescono ad utilizzarli efficacemente per promuovere la propria immagine o i propri prodotti online ed in questo caso si parla propriamente di advergames. La tesi di Chiara Berrettini che presentiamo nella pagina “advergames” racconta molto bene come i giochi online - quelli ben fatti - possano attirare numeri importanti di visitatori, trattenendoli nel gioco per segmenti di tempo che le altre forme pubblicitarie e promozionali non si possono nemmeno sognare.

Ma l’importanza del gioco online va, a mio avviso, ben al di là della semplice pubblicità aziendale.

Vista la sua capacità di attrarre e trattenere i visitatori, in specie quelli più giovani, credo si tratti di uno strumento dalle notevoli potenzialità anche per finalità educative e/o culturali. Non sarebbe forse accattivante per i giovani e giovanissimi imparare a conoscere, per esempio un museo, con un gioco? Un o dei primi esempi (riportato nella tesi della Chiara Berrettini) è quello del gioco commissionato dal WWF: Cappuccetto Rosso e il Lupo.

In questa direzione, le possibili evoluzioni del gioco online sono davvero innumerevoli e interessanti.

Primo Forum della Comunicazione

Domenica, 8 Giugno 2008

Galleria degli Uffizi28 e 29 maggio, nel ben risistemato e centralissimo “Spazio Etoile”  di piazza Inlucina (praticamente alle spalle di Montecitorio) si è svolto il primo Forum Nazionale della Comunicazione.

Organizzato dalla Facolta di Scienze della Comunicazione di Roma - Sapienza, con numerosi e qualificatissimi partners, il convegno aveva l’obiettivo, più o meno dichiarato (anzi spesso dichiarato), di fondare un appuntamento annuale sullo “stato dell’arte” nel campo della comunicazione. Un campo che di per se, per essere definito e circoscritto, richiederebbe ben più di un unico convegno.

Vi rimando al link per approfondire i contenuti dell’incontro, ma Il fatto che mi ha particolarmente colpito e che credo qui valga la pena sottolineare, è stato che buona parte degli incontri girava intorno alle innovazioni e alle possibilità di Internet e del Web (Web 2.0).

Devo sottolineare che in molti interventi c’era una certa approssimazione e superficialità  nell’affrontare il tema Web 2.0, ma il fatto stesso che se ne parlasse con tanta insistenza mi ha comunque favorevolmente colpito.

I pubblicitari, più di tutti, affermavano di aver ormai scoperto le potenzialità dei Nuovi Media e che sono intenzionati ad inserirli in tutti i loro progetti futuri di sviluppo. La mia impressione, però, è che - in Italia - il mondo della publicità e soprattutto dei venditori di pubblicità (piccole e grandi concessionarie) sia più che altro infastidito dall’arrivo dei Nuovi Media.

Chi conosce un po’ il mondo dei pubblicitari, e il mercato nel quale si muovono, sa o dovrebbe sapere, che esiste una sostanziale spartizione dei clienti con movimenti marginali e raramente importanti di quote di mercato.

Questo perché i venditori di pubblictà hanno paura a proporre novità ai loro clienti. E’ spesso hanno ragione perché gli acquirienti di pubblicità e comunicazione non hanno - nella grande maggioranza - grande voglia di comprendere più di tanto le implicazioni e le possibilità dei nuovi media.

Anche quando decidono d’impegnare un po’ di budget nell’area innovativa, pensano che si tratti di realizzare un bel sito vetrina “perlomeno è un bel biglietto da visita“! O magari di realizzare un video su Youtube.

Un esempio di come fare un passo sbagliato nella giusta direzione è il video realizzato per la mostra “Il Pane degli Angeli” aperta agli Uffizi nella scorso Marzo.

Qui vi posso allegare solo il link de  Il Pane degli Angeli perché i realizzatori hanno disattivato la possibilità d’inserire (embed) il video nei siti web o nei blog altrui. Ed è proprio qui l’errore!

La gran parte dei Bloggers o dei siti di raccolta video tende a preferire l’incorporamento del video nel proprio sito. Principalmente per arricchirlo di contenuti e comunque è la modalità più diffusa. Il risultato generale che un video che permette la possibilità di essere embedded ha una diffusione molto più rapida e ampia.

E’ un’applicazione nuova, semplice, ma efficacissima di “Viral Marketing“. Ovvero di passa-parola.

Ecco che una bella idea e una bella realizzazione (forse un po’ lunga) come quella del “Pane degli Angeli” ottiene risultati scarsi; credo per una semplice (e un pò superficiale) applicazione del Copyright…

Nei prossimi post cercherò di approfondire via, via alcuni concetti legati alla comunicazione innovativa, soprattutto al mondo della collaborzione e condivisione. A proposito, proprio dal sito di wikinomics, (forse uno dei luoghi più interessanti per studiare gli effetti dei sistemi collaborativi on-line), un link per un interessantissimo modo di studiare le modalità di diffusione dei Video on-line.

A presto.

dvd

 

 

15 maggio 08: un buon inizio

Venerdì, 16 Maggio 2008

Aula 0.05 dell’edificio D15 a Novoli (Polo Scienze Sociali), ore 15.00: un buon inizio: tra gli 80 e i 90 partecipanti divisi abbastanza equamante tra studenti, professionisti, operatori e dipendenti della PA e degli Enti.

Le relazioni di Elena Farinelli e Nicola Tanzini (che saranno scaricabili entro breve dal presente Blog) rientrano perfettamente nei tempi assegnati e soprattutto illustrano con estrema chiarezza i temi loro assegnati, offrendo dati semplici ma illuminanti e anche numerosi esempi e spunti di riflessione.

Ottimi anche Carlo Sorrentino, Maurizio Lunghi e Antonio Sofi nel loro ruolo di moderatori e “provocatori”.

A poche ore dalla conclusione del seminario, la riflessione che mi appare più opportuna è che “si apre la discussione”.

Per troppo tempo la comunicazione sul web è stata alternativamente considerata come materia da “specialisti” (perlo più informatici) o come attività marginale, residuale rispetto alla comunicazione “vera” attraverso i media tradizionali.

Non è più così, anche chi non si è fino ad oggi preoccupato od occupato della comunicazione via Web, sta aprendo gli occhi su di una realtà in rapidissimo movimento.

Tanto per fare qualche numero, per il 2008 è atteso un aumento del 40% della pubblicità online che porterà il totale investimenti pubblicitari su Internet a 1 miliardo tondo, tondo. Ancora poco rispetto alle cifre della pubblcità televisiva, ma già abbastanza per scalzare la pubblicià radiofonica dal 4° posto e per cominciare ad insidiare la pubblicità su carta stampata.

D’altro canto è inevitabile che un media che sta togliendo progressivamente audience agli altri, guadagni l’apprezzamento degli investitori. Tra il 2003 e il 2008 il tempo passato a guardare la tv è calato del 7,7 per cento; meno 10,6 per cento per la radio e meno 11,8 per cento per i giornali! Il tempo passato su Internet, tra il 2006 e il 2008 è aumentato del 145% !!! (Vedi i dati dello IAB Forum 2008).

Anzi, è curioso constatare un certa resistenza da parte degli inserzionisti ad abbandonare forme pubblicitarie che hanno spesso un rendimento discutibile. Come ha ben rilevato Nicola Tanzini “Internet ha il vantaggio di poter fornire numeri precisi ed affidabli”. I visitatori di un sito o chi clicca semplicemente un banner sono contati, numerati distinti per provenienza e, se provengono da motori di ricerca, possiamo sapere anche in base a quale curiosità hanno trovato il nostro sito.

Ovviamente non è tutto scontato e anche Internet può avere le sue controindicazioni. Qualunque decisione deve partire da un approccio serio. Le aziende hanno generalmente un approccio all’inizio molto prudenti, quando riescono però a constatare il rendimento (ROI) dell’investimento effettuato, ne comprendono rapidamente l’utilità.

Quale è invece la posizione dell’amministrazione pubblica? Ebbene assistiamo, ahime, troppo di frequente a spese eccessive (a volte folli) per la promozione di eventi privi di reale spessore (per non dire assolutamente inutili). Dall’altra parte “Braccino corto”, per non dire cortissimo, per la ordinaria amministrazione di Enti ed Istituzioni che costituiscono la spina dorsale del Turismo d’Arte oltre che dell’identità stessa del nostro Paese. Figuriamoci per la comunicazione!

E quel che è peggio - lo ha rilevato l’intervento di una giovane partecipante che lavora presso un Ente Locale (Elisa Pacini) - in una ostinata (e aggiungerei proterva) mancanza di coordinamento verticale ed orizzontale che fa sì che molti Enti si prodighino in spese che spesso non raggiungono unitariamente il livello minimo di visibilità!

Ma il problema della comunicazione pubblica è evidentemente troppo complesso per affrontarlo o anche semplicemente per identificarne i principali aspetti in un unico seminario.

La questione è sempre più sul tappeto. Discutiamone.

Promozione online dei Beni Culturali

Martedì, 13 Maggio 2008

Il post precedente di Elena ha aperto il dibattito sulla promozione on-line dei beni culturali e ci ha dato una prima, interessante visione dal punto di vista del Web 2.0. Le indicazioni che ha fornito possono sembrare all’apparenza semplici, ma in realtà sottendono almeno due ambiti di problemi (che inizieremo ad affrontare nell’incontro del 15/5):
1) le competenze richieste, pur non essendo certo “esoteriche” richiedono un approccio diverso e nuovo all’attività di promozione tramite il web.
2) Istituzioni ed Enti deputati alla valorizzazione e promozione dei beni culturali hanno bisogno di abbracciare una nuova filosofia del “fare cultura”.

Partiamo dalle considerazione più semplici.
Proviamo, per esempio, a fare qualche banalissima ricerca su Google.com (la versione USA del motore di ricerca), ho scelto: “Michelangelo’s David”, - una delle icone più ovvie dell’arte e del patrimonio artistico del bel Paese - e ho trovato circa 611,000 risultati. Ovviamente non ci si può aspettare che in prima posizione ci sia un sito istituzionale italiano (perché no poi?) ed in effetti tutta la prima pagina è occupata da risorse Web non italiane, il primo degli Italiani è Tickitaly in undicesima posizione (un sito di vendita biglietti on-line). Ho provato a scorrere un bel po’ di risultati e ho trovato di tutto e di più come per esempio, all’83esima posizione, le versioni bizzarre del David fornite da www.freakingnews.com.
E purtroppo, di altri italiani, almeno fino a dove sono arrivato io (circa 90esima posizione), ce n’erano ben pochi (praticamente nessuno!).
Le cose vanno decisamente meglio su Google.it (la versione italiana) con la stringa di ricerca: David di Michelangelo con circa 629.000 risultati. E qui il Polo Museale Fiorentino (sito web ufficiale della Soprintendenza Speciale di Firenze) appare in undicesima posizione (seconda pagina). Non male tutto sommato, ma non certo una posizione di primato, se si considera l’abbondanza di materiale e, soprattutto, di competenze di cui potrebbe disporre la Soprintendenza.

In realtà, il sito del Polo Museale è di buon livello tecnico, ma è evidentemente frutto di un approccio decisamente non centrato sulla “persona” e meno che mai sulle potenzialità offerte dal Web.
Voglio subito dire che credo di capire, almeno in parte, le difficoltà di vario genere, a partire da quelle burocratiche, amministrative e normative, in cui si muovono le Soprintendenze (e in particolare quella fiorentina) e il risultato ottenuto è senz’altro ottimo rispetto al punto di partenza.

Il sito di cui stiamo parlando è d’impatto gradevole e offre informazioni e servizi (e finalmente anche la possibilità di prenotare on-line!) con una strutturazione adeguata alla complessità della materia. Ma la gradevolezza estetica e la corretta (per quanto ho potuto esaminare) organizzazione del materiale (rispetto ad alcuni parametri) non è quello, o almeno non lo è necessariamente, che la maggior parte delle persone (e in buona misura nemmeno i Motori di Ricerca) cercano nel Web.

Ciò che voglio dire è che non basta – anche se capisco benissimo la complessità dell’operazione – organizzare l’illustrazione della struttura e delle sue attività, il materiale documentale e didattico, la spiegazione e l’offerta dei servizi. Bisogna anche comprendere quali saranno i percorsi di ricerca, le provenienze di coloro che ricercano, i loro bisogni e le loro abitudini. Tanto per rimanere nell’esempio di Tripadvisor fornitoci dall’Elena le domande che lì si possono trovare sono a dir poco illuminanti. Le persone – soprattutto, ma non solo, quando provengono da mete distanti - si muovono su percorsi di acquisizione di conoscenza che i tecnici della materia possono non comprendere. Il sito del Polo Museale è il frutto di competenze di grande livello nel campo dei beni culturali e di bravi operatori del software (forse c’è anche lo zampino di qualcuno con competenze di architettura dell’informazione), ma non c’è una grande competenza di comunicazione e di comunicazione Web.

E qui arrivo al secondo punto: se diamo per scontato che occorrerebbero (anche) competenze di altro genere per promuovere i beni culturali on-line, la risposta alla domanda sul perché non si adottino tali competenze, risiede nel tipo di filosofia della promozione culturale che il nostro Paese complessivamente a livello istituzionale ancora adotta  (e a cascata per via normativa e culturale, anche gli Enti sottostanti).
Attenzione non sto predicando un rivolgimento iconoclasta del modo di fare cultura in Italia e meno mai l’adozione di una visione “scientista” per la quale dare un primato assoluto alle “scienze esatte”, disattendendo il retaggio e la missione più bella del nostro Paese.
Tutt’altro!
Quello che credo molto necessario, direi urgente, è di cominciare a (ri)pensare alla politica di promozione dei beni culturali, centrandola sulla “gente”, su cosa realmente desidera e su come realmente si muove. E se dovrà essere il “Web 2.0” o il “Marketing Virale”, l’occasione di questo ripensamento, ben venga!