Articoli marcati con tag ‘politica’

Parole e politica

Lunedì, 8 Novembre 2010

Gianrico Carofiglio

Un altra citazione classica. Questa volta la rubo (anzi la prendo in prestito: non si sa mai) da un brillante scrittore e magistrato quale Gianrico Carofiglio.

Per chi, come me, lo conosceva come giallista, ecco la piacevole sorpresa di un agile e piacevole saggio sull’uso proprio ed improprio delle parole e del linguaggio: “La manomissione delle Parole“. Ahimè con fin troppo divertimento mi sono accorto di quanto abbia ragione, cioè di quanto la politica apparentemente sciatta di questi anni, abbia fatto in realtà un uso accorto e “politico” appunto delle parole.

Spero nei prossimi giorni di ritornare, allargandolo al mondo del Web, su questo concetto dell’utilizzo manipolativo delle parole.

In questo momento però mi urgeva riportare questa bella (e di questi tempi appropriatissima) citazione di Platone ad opera di Carofiglio:

…Ora questi governanti che sono stati appena definiti “servitori delle leggi”, non li ho chiamati così per la novità di creare termini nuovi, ma perché sono convinto che sia soprattutto questo fatto a determinare la salvezza dello stato o il contrario.
In quello stato in cui la legge sia comandata e priva di autorità, in quel luogo vedo che la rovina è imminente: laddove invece detenga il potere assoluto sui governanti, e i governanti siano asserviti alla legge, intravedo la salvezza

(Platone “Le leggi” (LIBRO IV) - 46)

Non vi pare fin troppo attuale?

Dvd

You’re not a gadget 2

Sabato, 30 Ottobre 2010

Jaron Lanier

Continuo a esprimere qualche riflessione basata sulla lettura del libro di Jaron Lanier, “Tu non sei un Gadget” - Per una discussione ampia sul libro vedi la recensione di Gianni Riotta e il dibattito che ne segue.
Per un commento dal mondo del marketing, secondo me interessante, vedi anche “marketingarena

E veniamo alla riflessione, questa volta relativa ai rapporti tra politica e Web.
Dopo Obama, “il presidente eletto grazie a Facebook” anche nella tardiva politica italiana i media digitali diventano di moda.  E non vi è dubbio che se ne possa fare un uso abbastanza intelligente  soprattutto in termini di strumento di comunicazione e diffusione delle iniziative. Ci sono alcuni raggruppamenti come  l’Italia dei Valori (e poi il Popolo Viola) che ne hanno fatto i loro strumenti principali di comunicazione e persino di organizzazione – anche qui abbiamo una bella tesi di Noemi Diamantini del gennaio scorso, “Politica 2.0: Nuova Frontiera o Illusione?”.

Ma la maggior parte dei politici che si fanno il sito Internet, vanno su Face Book e magari si dotano anche di un account twitter lo fanno sostanzialmente perché “così fan tutti”.  Percepiscono più o meno vagamente che tali strumenti costituiscono un’arma in più per farsi conoscere, un altoparlante la cui gestione viene di solito affidata all’ufficio stampa di turno. Ben raramente, nella politica italiana, l’utilizzo degli strumenti del Web 2.0 viene pensato in termini di conversazione, di “scambio” reale tra pari (quali in realtà siamo o dovremmo essere in Rete). Ne risulta perlopiù una comunicazione che aggiunge poco o nulla all’immagine pubblica del politico, priva del “calore umano”, il carburante necessario a muovere efficacemente la comunicazione 2.0.

Ci riescono di più i politici più giovani. E soprattutto sui social network che questa diversità d’impostazione salta agli occhi. Ed è anche abbastanza ovvio: chi ha cominciato ad utilizzare personalmente questi strumenti ne comprende molto meglio le regole di utilizzo.

Tra questi non possiamo non citare il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che è forse è stato uno dei primi e dei migliori – tra i politici italiani – utilizzatori di Face Book, grazie ad un approccio molto personale e, diciamo così, “alla mano”. D’altro canto il giovane sindaco fiorentino si dimostra decisamente versato nell’arte della comunicazione: lo dimostrano le tante uscite televisive nei vari “talk show” dove riceve copiosi inviti, evidentemente perché si presta bene al mezzo televisivo. E anche le sue invenzioni lessicali, come la “rottamazione” dei vecchi politici, hanno un ottenuto un ottimo successo di pubblico di sinistra (e non) stanco dei rarefatti dibattiti e dalla scarsa azione della “vecchia” sinistra.

Ma torniamo ai media digitali: se è vero che il loro miglior utilizzo è nello “scambio” ovvero nella conversazione, sembrerebbero fatti apposta per dare nuova linfa alle richieste di maggiore partecipazione da parte dei cittadini alla vita politica. Ma non è proprio così facile inventare nuovi canali di partecipazione politica rispettosi di alcuni principi base della democrazia, ovvero: pari opportunità, trasparenza ed efficacia  dei meccanismi di controllo.

Proprio il sindaco di Firenze ci offre un ottimo esempio di tentata innovazione partecipativa con tanto di utilizzo di media digitali, che però non tiene affatto conto dei principi sopra citati.
Mi riferisco a quello che è successo di recente, appunto, a Firenze alla fine settembre con l’iniziativa “100 Piazze” .  Quasi 8.000 persone  si sono riunite contemporaneamente in locali, situati in diverse zone della città, attrezzati di schermi e collegamenti per scambiarsi fisicamente e virtualmente (grazie ovviamente a Internet) idee sul futuro della città. Si trattava di incontri dove, ognuno poteva esprimere le proprie idee sui problemi e sul futuro del proprio quartiere e della città. E a onor del vero non sono mancate le buone idee, così come le critiche e anche qualche solenne fesseria.

Ma qui ciò che conta – nell’utilizzo cioè dei media digitali per accrescere la partecipazione - non sono i contenuti,  ma il metodo! La democrazia è innanzitutto una questione di principi che devono essere tradotti in un metodo condiviso.
Episodi di “partecipazione” senza garanzie del rispetto dei principi di cui abbiamo detto sopra, corrono il rischio di essere solo un annuncio ad effetto che ingenera illusioni o, peggio, percorsi  che possono portare assai lontano dalla vera democrazia partecipativa!

A proposito delle “100 Piazze” (e vale per tutti i casi simili), basta porsi qualche domanda. Con quale sistema (ovvero in che ordine) gli interventi vengono immessi in rete? Come verranno trattate le idee espresse? Chi se ne farà garante? Con quali graduatorie? E chi e come stabilisce queste graduatorie? E i rappresentanti dei cittadini eletti nei Consigli comunali che ci stanno a fare? E i quartieri? E che rappresentatività hanno queste ottomila persone convocate quella sera (in fondo, per quanto piccina, Firenze conta circa 400 mila abitanti)?

Indubbiamente piace a tutti pensare che sia possibile una democrazia più diretta e più partecipativa grazie proprio alle tecnologie. E ci piace anche pensare alla possibile eliminazione di quelle strutture (e sovrastrutture) amministrative e burocratiche (e, conseguentemente, dei personaggi che le abitano) che non producono decisioni ne attività efficaci e che invece costano alla collettività.
Ma qui, per ora, siamo piuttosto nel terreno dell’anti politica senza programmi veri e senza metodi condivisi, ma con delle semplici uscite ad effetto.

La Democrazia - lo ricordo - è prima di tutto una questione di metodo. Altrimenti si corre verso nuovi tipi di regimi assembleari (che tipicamente sorgono nei periodi di malcontento) dai quali, generalmente, nascono nuovi capi o capetti assai poco versati nel dibattito democratico e poco interessati fare una politica di veri contenuti.
La politica che invece si annuncia nell’era della “superficialità” (quella dei Nuovi Barbari di Barrico), è quella dove a decidere le Leadership, invece della forza delle idee, saranno le capacità di vendita (come ha già ampiamente dimostrato il marketing berlusconiano) dei gadget politici. E noi, proprio come paventa il buon Lanier, corriamo il rischio di diventare, a nostra volta, sempre più dei semplici gadget …
Dvd

YOU’RE NOT A GADGET

Lunedì, 11 Ottobre 2010

Molti di noi, ormai vivono buona parte della propria vita di relazione online, e questo capita non solo ai più giovani , i cosiddetti “native digitals”, ma ormai anche a buona parte di quelli, come me, nati ben prima della rivoluzione informatica.

Eppure il dubbio se Internet costituisca sempre e comunque un progresso o se non sia piuttosto, almeno in parte, uno strumento poco affidabile quando non anche un veicolo di “bufale”, non è scomparso. Anzi: la domanda serpeggia anche tra gli entusiasti della prima ora.

Se vogliamo porla in termini un po’ più ragionati, la domanda potrebbe essere posta nei seguenti termini: “l’enorme e crescente volume d’informazioni e di relazioni condivise online – ovvero quel fenomeno che oggi viene un po’ sbrigativamente etichettato come ‘Web 2.0’ –rappresenta un vero salto di qualità nella diffusione del sapere e nelle possibilità di sviluppo intellettuale della società o corre invece il rischio di impoverire le capacità e le esperienze dei singoli?”

E’ un dubbio che fino a poco tempo fa risolvevo con grande sicurezza avendo toccato con mano l’enorme utilità della Rete. Bastava pensare all’aiuto che mi dava ogni qual volta mi trovavo ad affrontare termini, realtà e concetti poco o per niente conosciuti. Non c’era solo Wikipedia, ma tutta Internet mi veniva in soccorso con le schiere dei suoi numerosi e volenterosi “abitanti” (dall’azzeccato titolo del libro di Sergio Maistrello) e ne ho sempre tratto vantaggio. Imprecisioni o superficialità ovviamente ne ho trovate, ma poche rispetto alle tante informazioni e al tanto materiale, spesso di buon livello.

Del resto anche io, per diversi anni, come direttore responsabile di un portale di dimensioni medio-grandi, mi sono confrontato seriamente con l’impegno di fornire informazioni corrette ed esaurienti.

Oggi però non sono più tanto sicuro.

L’ultima occasione, in ordine di tempo, per affrontare l’argomento mi è stata offerta dall’articolo “Attenti è una Libertà che Illude” uscito il 26 settembre su “Il Sole 24 Ore della Domenica” (pag. 2), dedicato all’uscita italiana dell’ultimo libro di Jaron Lanier (http://it.wikipedia.org/wiki/Jaron_Lanier) , “Tu non sei un Gadget”.

Il dibattito in realtà era già stato innescato, in Italia, dalla recensione di Gianni Riotta (direttore de “Il Sole”) per l’uscita americana del libro e i vari post che potrete vedere dopo il pezzo di Riotta danno una buona idea delle tante e diverse opinioni sul tema.

In estremissima sintesi, i pareri vanno dall’apprezzamento più entusiastico dei vantaggi che Internet ha portato alla diffusione delle informazioni e della conoscenza, alla preoccupazione che si tratti di un sapere, quello diffuso da Internet, poco “controllato” e a rischio di imprecisioni. Per alcuni, poi, è proprio la modalità di raccolta delle informazioni e delle nozioni che non va bene in quanto non fa apprezzare a sufficienza l’importanza delle nozioni e della “sana” fatica per estrapolarle dai testi o apprenderle dalle persone che ne sono depositarie.

Posta in questi termini la questione rimane a livello superficiale. E’ ovvio che Wikipedia e tutte le pagine Web che offrono briciole di sapere, rappresentano comunque un avanzamento nel senso che facilitano comunque la diffusione dei “Bit”, dei mattoni d’informazione. Altrettanto ovvio che ci vogliono forti avvertenze per un utilizzo della Rete che sia consapevole dei possibili errori e delle superficialità insite in un mezzo ad accesso indifferenziato.

In un mondo perfetto, nel quale le persone si preoccupassero di inserire nella Rete solo informazioni sicure e controllate, il problema non sussisterebbe. Così come non sussisterebbe, in un mondo perfetto, il problema dei libri per gli studenti che costano troppo e vanno “rinnovati” ogni anno per sostenere un editoria un po’ parassitaria e un sistema scolastico incapace di innovazione.

Guarda caso il mondo non è perfetto. E i coltelli che sono degli utensili di grandissima utilità, possono anche essere usati per fare del male! Pressoché tutte le tecnologie possono avere effetti positivi o negativi in base all’utilizzo che ne facciamo.

E non basta, se vogliamo andare un po’ più a fondo ci accorgiamo che “la tecnologia non viaggia senza bagaglio” (questa è una citazione di un intellettuale arabo del quale ahimè non mi ricordo il nome). La tecnologia, cioè, non è mai del tutto neutrale. Tanto meno nel mondo dell’informatica, dove le scelte di sviluppo – il libro di Lanier ne rende ampia testimonianza parlando per esempio dell’effetto “lock in” – non sempre sono le migliori possibili, anzi. Vincoli economici, commerciali, politici e persino psicologici hanno condizionano pesantemente ogni decisione riguardante le direzioni di sviluppo e di adozione del software. E ovviamente Internet non è certo esente da questo peccato originale. Non si può quindi pretendere che la Rete sia perfetta, ma neanche demonizzarla in assoluto.

Del resto, lo stesso Lanier, ha un posizione perlomeno articolata sugli effetti benefici e su quelli negativi della rete digitale. Per Lanier (che ricordiamo è uno dei padri della realtà virtuale e uno degli estimatori della prima ora di Internet) tutte le tecnologie che modificano la nostra percezione del mondo andrebbero studiate ed esaminate prima di essere adottate universalmente. Invocazione alla quale non possiamo non unirci e non solo per le scelte nel mondo digitale, ma per tutte le scelte tecnologiche che influenzano le nostre vite.

Ma il mondo, appunto, e meno che mai perfetto quando si tratta di condividere scelte così importanti che hanno da sempre a che fare con il potere e il denaro.

Proprio una delle ultime tesi da me seguite, quella di Mattia Marasco, “Wikiculture. La Cultura che Cambierà il mondo”, passa in rassegna le posizioni che sostengono stia nascendo una vera e propria “Intelligenza Collettiva” della Rete (l’autore di riferimento è ancora il Pierre Levy di “Cybercultura”). E questa permetterà non solo l’allargamento delle conoscenze dell’individuo, ma anche le possibilità di approfondimento perché il sapere sarà sempre più condiviso.

Credo che ciò sia in parte vero, che siamo cioè alle soglie che di un periodo di profonda trasformazione e che le possibilità – attenzione: “le possibilità”! - di apprendimento e condivisione dell’informazione (nel senso generale del termine) stiano crescendo esponenzialmente. Ma non è così per le capacità di comprensione ed elaborazione da parte della mente di noi poveri singoli individui. Forse “la condivisione” aprirà attraverso altre porte nuovi modi di apprendimento che ancora non c’immaginiamo. Ma siamo ahimè ancora nel campo della Fantascienza.

Qui ed ora abbiamo bisogno di un migliore sistema educativo che sappia usare i nuovi mezzi di comunicazione con competenza e freschezza e che, soprattutto, ne sappia insegnare l’uso critico e consapevole.

Ma è proprio questo che non piace alla politica. Maggiore capacità critica e maggiore consapevolezza sono, da sempre, nemici del potere. O almeno di quel tipo di potere che non ama la trasparenza e la compartecipazione (quella sostanziale) alle decisioni. Quel potere che preferisce chiamarsi innovatore perché inventa gadget costosissimi come le lavagne digitali, prima di pensare ad utilizzare al meglio ciò che è già a disposizione di tutti. Come, per esempio, ha fatto l’Istituto Tecnico Industriale e Scientifico Tecnologico Maiorana con l’ormai famosa iniziativa dei libri scritti, in rete, dai professori e stampati on demand a scuola. http://www.guadagnorisparmiando.com/curiosita/caro-libri-eccezionale-iniziativa-a-brindisi/

(per vedere nel dettaglio l’iniziativa: http://www.bookinprogress.it/)

Daniele

Un Patto per il Software Libero

Domenica, 7 Giugno 2009

Tux la mascotte di LinuxL’ASSOLI (Associazione per il Software Libero è un’associazione senza scopo di lucro che ha come obiettivi principali la diffusione del software libero in Italia ed una corretta informazione sull’argomento ) e l’ ILS (Italian Linux Society è un’associazione senza fine di lucro che promuove e sostiene iniziative e progetti in favore della diffusione di GNU/Linux e del software libero in Italia, con lo scopo di divulgare la cultura informatica nel nostro paese ) in vista delle prossime elezioni si sono fatti promotori di una la campagna  denominata “Caro Candidato” per sensibilizzare i politici ad occuparsi di software libero e libertà digitali.

Ai candidati alle prossime elezioni si chiede di sottoscrivere il “Patto sul Software libero” considerato come un bene comune da proteggere e sviluppare. I candidati devono dichiarare di essere consapevoli che

  • Il Software Libero e le attività di chi lo sviluppa ed utilizza assumono un ruolo chiave nell’era digitale: contribuiscono alla realizzazione delle libertà fondamentali, alla condivisione della conoscenza ed alla riduzione del «divario digitale». Inoltre, il Software Libero è un bene per tutti i cittadini; è uno strumento per rafforzare l’economia, la competitività e l’indipendenza tecnologica dell’Italia e dell’Europa.
  • Il Software Libero è un bene comune, da proteggere e sviluppare. La sua esistenza si basa sul diritto degli autori di rilasciare il loro software congiuntamente al codice sorgente, e sul diritto garantito a chiunque di usarlo, copiarlo, adattarlo e ridistribuirlo, nella sua forma originale o modificata.

Con l’adesione al patto i candidati si impegnano a

  • incoraggiare con i mezzi istituzionali a loro disposizione le amministrazioni ed i servizi pubblici all’utilizzo  e sviluppo di Software Libero e standard aperti ;
  • Supportare politiche attive a favore del Software Libero, ed opporsi ad ogni discriminazione nei confronti di questo;
  • Difendere i diritti degli autori e degli utenti di Software Libero, in particolare richiedendo la modifica di ogni norma che indebolisce tali diritti, ed opponendosi ad ogni iniziativa legislativa che avrebbe questo effetto.

Ma anche singoli cittadini possono far sentire la loro voce di adesione alle istanze del software libero e di richiesta ai candidati alle prossime elezioni ad esempio pubblicando sul loro blog o sito un Banner od un  link a www.carocandidato.org, dove viene organizzata la campagna.software libero Una diffusione dell’iniziativa si può avere parlandone sui blog personali. Obiettivo della campagna è che si inizi a parlare di software libero, non più in ambienti ristretti  ma coinvolgendo anche  amici, parenti, vicini di casa e con  un  contatto verso i candidati della propria circoscrizione e chiedendogli di aderire.

Tutte le informazioni sono reperibile sul sito: http://www.carocandidato.org