Articoli marcati con tag ‘tesi’

You’re not a gadget 2

Sabato, 30 Ottobre 2010

Jaron Lanier

Continuo a esprimere qualche riflessione basata sulla lettura del libro di Jaron Lanier, “Tu non sei un Gadget” - Per una discussione ampia sul libro vedi la recensione di Gianni Riotta e il dibattito che ne segue.
Per un commento dal mondo del marketing, secondo me interessante, vedi anche “marketingarena

E veniamo alla riflessione, questa volta relativa ai rapporti tra politica e Web.
Dopo Obama, “il presidente eletto grazie a Facebook” anche nella tardiva politica italiana i media digitali diventano di moda.  E non vi è dubbio che se ne possa fare un uso abbastanza intelligente  soprattutto in termini di strumento di comunicazione e diffusione delle iniziative. Ci sono alcuni raggruppamenti come  l’Italia dei Valori (e poi il Popolo Viola) che ne hanno fatto i loro strumenti principali di comunicazione e persino di organizzazione – anche qui abbiamo una bella tesi di Noemi Diamantini del gennaio scorso, “Politica 2.0: Nuova Frontiera o Illusione?”.

Ma la maggior parte dei politici che si fanno il sito Internet, vanno su Face Book e magari si dotano anche di un account twitter lo fanno sostanzialmente perché “così fan tutti”.  Percepiscono più o meno vagamente che tali strumenti costituiscono un’arma in più per farsi conoscere, un altoparlante la cui gestione viene di solito affidata all’ufficio stampa di turno. Ben raramente, nella politica italiana, l’utilizzo degli strumenti del Web 2.0 viene pensato in termini di conversazione, di “scambio” reale tra pari (quali in realtà siamo o dovremmo essere in Rete). Ne risulta perlopiù una comunicazione che aggiunge poco o nulla all’immagine pubblica del politico, priva del “calore umano”, il carburante necessario a muovere efficacemente la comunicazione 2.0.

Ci riescono di più i politici più giovani. E soprattutto sui social network che questa diversità d’impostazione salta agli occhi. Ed è anche abbastanza ovvio: chi ha cominciato ad utilizzare personalmente questi strumenti ne comprende molto meglio le regole di utilizzo.

Tra questi non possiamo non citare il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che è forse è stato uno dei primi e dei migliori – tra i politici italiani – utilizzatori di Face Book, grazie ad un approccio molto personale e, diciamo così, “alla mano”. D’altro canto il giovane sindaco fiorentino si dimostra decisamente versato nell’arte della comunicazione: lo dimostrano le tante uscite televisive nei vari “talk show” dove riceve copiosi inviti, evidentemente perché si presta bene al mezzo televisivo. E anche le sue invenzioni lessicali, come la “rottamazione” dei vecchi politici, hanno un ottenuto un ottimo successo di pubblico di sinistra (e non) stanco dei rarefatti dibattiti e dalla scarsa azione della “vecchia” sinistra.

Ma torniamo ai media digitali: se è vero che il loro miglior utilizzo è nello “scambio” ovvero nella conversazione, sembrerebbero fatti apposta per dare nuova linfa alle richieste di maggiore partecipazione da parte dei cittadini alla vita politica. Ma non è proprio così facile inventare nuovi canali di partecipazione politica rispettosi di alcuni principi base della democrazia, ovvero: pari opportunità, trasparenza ed efficacia  dei meccanismi di controllo.

Proprio il sindaco di Firenze ci offre un ottimo esempio di tentata innovazione partecipativa con tanto di utilizzo di media digitali, che però non tiene affatto conto dei principi sopra citati.
Mi riferisco a quello che è successo di recente, appunto, a Firenze alla fine settembre con l’iniziativa “100 Piazze” .  Quasi 8.000 persone  si sono riunite contemporaneamente in locali, situati in diverse zone della città, attrezzati di schermi e collegamenti per scambiarsi fisicamente e virtualmente (grazie ovviamente a Internet) idee sul futuro della città. Si trattava di incontri dove, ognuno poteva esprimere le proprie idee sui problemi e sul futuro del proprio quartiere e della città. E a onor del vero non sono mancate le buone idee, così come le critiche e anche qualche solenne fesseria.

Ma qui ciò che conta – nell’utilizzo cioè dei media digitali per accrescere la partecipazione - non sono i contenuti,  ma il metodo! La democrazia è innanzitutto una questione di principi che devono essere tradotti in un metodo condiviso.
Episodi di “partecipazione” senza garanzie del rispetto dei principi di cui abbiamo detto sopra, corrono il rischio di essere solo un annuncio ad effetto che ingenera illusioni o, peggio, percorsi  che possono portare assai lontano dalla vera democrazia partecipativa!

A proposito delle “100 Piazze” (e vale per tutti i casi simili), basta porsi qualche domanda. Con quale sistema (ovvero in che ordine) gli interventi vengono immessi in rete? Come verranno trattate le idee espresse? Chi se ne farà garante? Con quali graduatorie? E chi e come stabilisce queste graduatorie? E i rappresentanti dei cittadini eletti nei Consigli comunali che ci stanno a fare? E i quartieri? E che rappresentatività hanno queste ottomila persone convocate quella sera (in fondo, per quanto piccina, Firenze conta circa 400 mila abitanti)?

Indubbiamente piace a tutti pensare che sia possibile una democrazia più diretta e più partecipativa grazie proprio alle tecnologie. E ci piace anche pensare alla possibile eliminazione di quelle strutture (e sovrastrutture) amministrative e burocratiche (e, conseguentemente, dei personaggi che le abitano) che non producono decisioni ne attività efficaci e che invece costano alla collettività.
Ma qui, per ora, siamo piuttosto nel terreno dell’anti politica senza programmi veri e senza metodi condivisi, ma con delle semplici uscite ad effetto.

La Democrazia - lo ricordo - è prima di tutto una questione di metodo. Altrimenti si corre verso nuovi tipi di regimi assembleari (che tipicamente sorgono nei periodi di malcontento) dai quali, generalmente, nascono nuovi capi o capetti assai poco versati nel dibattito democratico e poco interessati fare una politica di veri contenuti.
La politica che invece si annuncia nell’era della “superficialità” (quella dei Nuovi Barbari di Barrico), è quella dove a decidere le Leadership, invece della forza delle idee, saranno le capacità di vendita (come ha già ampiamente dimostrato il marketing berlusconiano) dei gadget politici. E noi, proprio come paventa il buon Lanier, corriamo il rischio di diventare, a nostra volta, sempre più dei semplici gadget …
Dvd

YOU’RE NOT A GADGET

Lunedì, 11 Ottobre 2010

Molti di noi, ormai vivono buona parte della propria vita di relazione online, e questo capita non solo ai più giovani , i cosiddetti “native digitals”, ma ormai anche a buona parte di quelli, come me, nati ben prima della rivoluzione informatica.

Eppure il dubbio se Internet costituisca sempre e comunque un progresso o se non sia piuttosto, almeno in parte, uno strumento poco affidabile quando non anche un veicolo di “bufale”, non è scomparso. Anzi: la domanda serpeggia anche tra gli entusiasti della prima ora.

Se vogliamo porla in termini un po’ più ragionati, la domanda potrebbe essere posta nei seguenti termini: “l’enorme e crescente volume d’informazioni e di relazioni condivise online – ovvero quel fenomeno che oggi viene un po’ sbrigativamente etichettato come ‘Web 2.0’ –rappresenta un vero salto di qualità nella diffusione del sapere e nelle possibilità di sviluppo intellettuale della società o corre invece il rischio di impoverire le capacità e le esperienze dei singoli?”

E’ un dubbio che fino a poco tempo fa risolvevo con grande sicurezza avendo toccato con mano l’enorme utilità della Rete. Bastava pensare all’aiuto che mi dava ogni qual volta mi trovavo ad affrontare termini, realtà e concetti poco o per niente conosciuti. Non c’era solo Wikipedia, ma tutta Internet mi veniva in soccorso con le schiere dei suoi numerosi e volenterosi “abitanti” (dall’azzeccato titolo del libro di Sergio Maistrello) e ne ho sempre tratto vantaggio. Imprecisioni o superficialità ovviamente ne ho trovate, ma poche rispetto alle tante informazioni e al tanto materiale, spesso di buon livello.

Del resto anche io, per diversi anni, come direttore responsabile di un portale di dimensioni medio-grandi, mi sono confrontato seriamente con l’impegno di fornire informazioni corrette ed esaurienti.

Oggi però non sono più tanto sicuro.

L’ultima occasione, in ordine di tempo, per affrontare l’argomento mi è stata offerta dall’articolo “Attenti è una Libertà che Illude” uscito il 26 settembre su “Il Sole 24 Ore della Domenica” (pag. 2), dedicato all’uscita italiana dell’ultimo libro di Jaron Lanier (http://it.wikipedia.org/wiki/Jaron_Lanier) , “Tu non sei un Gadget”.

Il dibattito in realtà era già stato innescato, in Italia, dalla recensione di Gianni Riotta (direttore de “Il Sole”) per l’uscita americana del libro e i vari post che potrete vedere dopo il pezzo di Riotta danno una buona idea delle tante e diverse opinioni sul tema.

In estremissima sintesi, i pareri vanno dall’apprezzamento più entusiastico dei vantaggi che Internet ha portato alla diffusione delle informazioni e della conoscenza, alla preoccupazione che si tratti di un sapere, quello diffuso da Internet, poco “controllato” e a rischio di imprecisioni. Per alcuni, poi, è proprio la modalità di raccolta delle informazioni e delle nozioni che non va bene in quanto non fa apprezzare a sufficienza l’importanza delle nozioni e della “sana” fatica per estrapolarle dai testi o apprenderle dalle persone che ne sono depositarie.

Posta in questi termini la questione rimane a livello superficiale. E’ ovvio che Wikipedia e tutte le pagine Web che offrono briciole di sapere, rappresentano comunque un avanzamento nel senso che facilitano comunque la diffusione dei “Bit”, dei mattoni d’informazione. Altrettanto ovvio che ci vogliono forti avvertenze per un utilizzo della Rete che sia consapevole dei possibili errori e delle superficialità insite in un mezzo ad accesso indifferenziato.

In un mondo perfetto, nel quale le persone si preoccupassero di inserire nella Rete solo informazioni sicure e controllate, il problema non sussisterebbe. Così come non sussisterebbe, in un mondo perfetto, il problema dei libri per gli studenti che costano troppo e vanno “rinnovati” ogni anno per sostenere un editoria un po’ parassitaria e un sistema scolastico incapace di innovazione.

Guarda caso il mondo non è perfetto. E i coltelli che sono degli utensili di grandissima utilità, possono anche essere usati per fare del male! Pressoché tutte le tecnologie possono avere effetti positivi o negativi in base all’utilizzo che ne facciamo.

E non basta, se vogliamo andare un po’ più a fondo ci accorgiamo che “la tecnologia non viaggia senza bagaglio” (questa è una citazione di un intellettuale arabo del quale ahimè non mi ricordo il nome). La tecnologia, cioè, non è mai del tutto neutrale. Tanto meno nel mondo dell’informatica, dove le scelte di sviluppo – il libro di Lanier ne rende ampia testimonianza parlando per esempio dell’effetto “lock in” – non sempre sono le migliori possibili, anzi. Vincoli economici, commerciali, politici e persino psicologici hanno condizionano pesantemente ogni decisione riguardante le direzioni di sviluppo e di adozione del software. E ovviamente Internet non è certo esente da questo peccato originale. Non si può quindi pretendere che la Rete sia perfetta, ma neanche demonizzarla in assoluto.

Del resto, lo stesso Lanier, ha un posizione perlomeno articolata sugli effetti benefici e su quelli negativi della rete digitale. Per Lanier (che ricordiamo è uno dei padri della realtà virtuale e uno degli estimatori della prima ora di Internet) tutte le tecnologie che modificano la nostra percezione del mondo andrebbero studiate ed esaminate prima di essere adottate universalmente. Invocazione alla quale non possiamo non unirci e non solo per le scelte nel mondo digitale, ma per tutte le scelte tecnologiche che influenzano le nostre vite.

Ma il mondo, appunto, e meno che mai perfetto quando si tratta di condividere scelte così importanti che hanno da sempre a che fare con il potere e il denaro.

Proprio una delle ultime tesi da me seguite, quella di Mattia Marasco, “Wikiculture. La Cultura che Cambierà il mondo”, passa in rassegna le posizioni che sostengono stia nascendo una vera e propria “Intelligenza Collettiva” della Rete (l’autore di riferimento è ancora il Pierre Levy di “Cybercultura”). E questa permetterà non solo l’allargamento delle conoscenze dell’individuo, ma anche le possibilità di approfondimento perché il sapere sarà sempre più condiviso.

Credo che ciò sia in parte vero, che siamo cioè alle soglie che di un periodo di profonda trasformazione e che le possibilità – attenzione: “le possibilità”! - di apprendimento e condivisione dell’informazione (nel senso generale del termine) stiano crescendo esponenzialmente. Ma non è così per le capacità di comprensione ed elaborazione da parte della mente di noi poveri singoli individui. Forse “la condivisione” aprirà attraverso altre porte nuovi modi di apprendimento che ancora non c’immaginiamo. Ma siamo ahimè ancora nel campo della Fantascienza.

Qui ed ora abbiamo bisogno di un migliore sistema educativo che sappia usare i nuovi mezzi di comunicazione con competenza e freschezza e che, soprattutto, ne sappia insegnare l’uso critico e consapevole.

Ma è proprio questo che non piace alla politica. Maggiore capacità critica e maggiore consapevolezza sono, da sempre, nemici del potere. O almeno di quel tipo di potere che non ama la trasparenza e la compartecipazione (quella sostanziale) alle decisioni. Quel potere che preferisce chiamarsi innovatore perché inventa gadget costosissimi come le lavagne digitali, prima di pensare ad utilizzare al meglio ciò che è già a disposizione di tutti. Come, per esempio, ha fatto l’Istituto Tecnico Industriale e Scientifico Tecnologico Maiorana con l’ormai famosa iniziativa dei libri scritti, in rete, dai professori e stampati on demand a scuola. http://www.guadagnorisparmiando.com/curiosita/caro-libri-eccezionale-iniziativa-a-brindisi/

(per vedere nel dettaglio l’iniziativa: http://www.bookinprogress.it/)

Daniele

Facebook, tesi ed esami …

Sabato, 13 Febbraio 2010

Inaugurata già da qualche giorno, la nuova pagina Facebook del corso di Teorie e Tecniche dei Nuovi Media (che comincia – ripetiamolo – lunedì 15/2/2010) e ha già molti frequentatori e diversi post – grazie a Paolo e Luca, attivissimi coautori del corso insieme ad Alessio!

Naturalmente in piena attività anche il nuovo Blog dei Nuovi Media (annunciato nel post prec) mentre il vecchio Blog “di servizio” (Blogdistudio) continua a fare il suo lavoro…

Passando alla sessione tesi appena terminata, ottimo risultato per la tesi di Noemi Diamantini, “Politica 2.0 …” (della quale abbiamo parlato nel post precedente), discussa il 10/2/2010. Ben 6 punti e i complimenti del Presidente di Commissione! Chi fosse interessato a visionarla, può lasciare un commento a questo post.

Mediamente buoni anche i risultati degli esami degli esami del 11/2.
Una piccola preoccupazione a margine degli esami: possibile che tra gli studenti di Scienze Politiche che probabilmente intendono laurearsi nell’indirizzo di Media e Giornalismo, vi sia ancora chi non ha opinione personale sul ruolo di Internet nella società contemporanea ?

Speriamo bene, ma sono sempre più convinto che fin dalla scuola dell’obbligo dovrebbero essere previsti dei corsi sull’ “Uso (consapevole) dei Media” …

Bye

Dvd

Buone Nuove e buone tesi

Domenica, 7 Febbraio 2010

Buone Nuove e buone tesi

Intanto le tesi, anzi per ora “la” tesi di Noemi Diamantini “Politica 2.0: nuova frontiera o illusione? la situazione italiana e il caso IdV” che si discuterà il 10 febbraio 2010.

Non è la prima volta che affrontiamo l’argomento “politica online”, già l’anno scorso con la tesi di Marta Mariotti sulle primarie del PD fiorentino, avevamo parlato del rapporto tra i politici e la rete, focalizzandoci però sul mondo Facebook (allora in grande auge, con l’elezione di Obama).

Questa volta però, la tesi cerca di fare una buona panoramica della politica italiana online, ampliando l’analisi alle attività in rete di pressoché tutti i partiti. La focalizzazione, poi, come annuncia il titolo, è sull’IdV che effettivamente sembra essere uno dei raggruppamenti più  all’avanguardia nel dialogo online con i propri elettori. Un lavoro interessante che merita anche l’interesse dei professionisti della comunicazione politica.

Chi è interessato potrà chiedere il Pdf della tesi semplicemente tramite un commento a questo post.

Quanto al corso di Teorie e Tecniche dei Nuovi Media edizione 2010 - che inizia il 15 di febbraio - grandi novità: quest’anno tre nuovi baldi e giovani “aiutanti” troverete tutti i dettagli sul Blogdistudio e naturalmente sul nuovo Blog degli “aiutanti” , Nuovi Media Unifi

A presto con nuove buone tesi in arrivo!

Daniele

Copyright, copie e diritti

Giovedì, 16 Aprile 2009


Ancora commenti interessanti quelli di Hal sulle problematiche del diritto d’autore o - se accogliamo la (corretta) traduzione letterale di copyright - del “diritto di copia”. Eppure si, copiare (= scaricare sul proprio pc) senza autorizzazione, riproduzioni digitali coperte dal “diritto di autore” è illegale. Che poi si tratti propriamente di un reato va visto in base alla fattispecie, come direbbe un avvocato. Ed in effetti la legge dovrebbe seguire, già nella sua applicazione, le evidenze morale: una cosa è l’illecito compiuto da un ragazzino che si scarica un po’ (magari anche centinaia) di brani in Mp3 tra l’altro quasi sempre di scarsa qualità; ben altra cosa l’utilizzo commerciale non autorizzato delle riproduzioni digitali: questa si che è pirateria senza dubbio e senza appello.

Il problema è in realtà molto più complesso di queste semplici battute ed attiene anche ai sacrosanti diritti di che crea un’opera d’arte e ne vuole in qualche modo proteggere la paternità (ma Platone o Aristotele che leggiamo da 2.000 anni hanno mai pensato a proteggere le loro opere?) ed agli interessi invece, ben più discutibili, delle industrie e dei commercianti che sono dietro (accanto e anche davanti) alla produzione, distribuzione e vendita delle cosiddette “opere d’arte” della musica … A questi si aggiungono le società che proteggono (così dicono) i diritti d’autore e le associazioni stesse dei produttori/distributori.

Insomma una gran bella confusione, e anche se per fortuna ci sono i “digital store” di musica che intanto ci permettono di bypassare una bella fetta di “disvalore aggiunto” delle catene distributive.

Il problema va visto ovviamente nella sua interezza, considerando infatti anche le “cangianti” posizione degli stessi autori (quando sono sconosciuti va benissimo la creative commons, se gli autori diventano però noti e “vendibili” le posizioni spesso cambiano…).

La cosa interessante (si vedano in proposito le tesi di Giacomo Biasci e di Emy Di Nardi della scorsa sessione vedi anche www.blogdistudio.splinder.com), grazie alla distribuzione (legale o meno) della musica, aumenta l’importanza e la partecipazione alla Musica dal vivo (anche qui con degli importanti distinguo: ci ritorneremo sopra a breve, grazie ad altre tesi in arrivo) e soprattutto alla musica autoprodotta e alla musica di vera qualità. Su quest’ultima, quasi sempre non si discute …

Confido intanto in e-mule e nella saggezza dei giovani (e della storia) …

Bye

Dvd
Technorati Profile

Un commento da condividere

Sabato, 11 Aprile 2009

Ecco un commento molto opportuno – oltre che interessante ed utile di per se – fatto da “miozoper” al post sulla musica online.

Il commento come potrete vedere offre indicazioni ulteriori ed interessanti sull’argomento condivisione. Che di per se non vuole dire sfruttamento delle cosiddette “opere d’ingegno” – come certi ambienti industriali e semi-istituzionali cercano di far credere – ma addirittura di valorizzarle, soprattutto quelle di artisti e operatori emergenti.

Il commento è quanto mai tempestivo perché a breve vorrei presentare – anche sul Blog - delle nuove tesi che andremo a discutere a fine aprile per la Laurea in “Media e Giornalismo” di Scienze Politiche a Firenze.

Una in particolare – per ora non faccio nomi per scaramanzia – è centrata sull’evoluzione del mondo radiofonico sul web e analizza, tra le altre, una radio, RADIO GABBA,   che manda in onda esclusivamente opere musicali protette da Licenze “Creative Commons” !

Ce dunque un mondo di “produttori” che vuole condividere le proprie opere. Sia che si tratti di fotografi dilettanti sia che si tratti di musicisti emergenti (a volte anche non emergenti vedi Radiohead) o anche video makers in erba (a volte davvero geniali guardatevi gli emergenti di Zooppa) e vogliono “saltare” le catene distributive ed industriali (appoggiate dai complici come la Siae) che ancorano i guadagni dei produttori a quelli dei soggetti (perlopiù società indifferenti alla qualità del lavoro che commercializzano) capaci di distribuire e commercializzare. Certo anche questi svolgono una funzione importante – sempre meno importante con lo sviluppo della Rete – ma guadagnano compensi davvero esosi ed eccessivi per farlo. Pagare un CD più di 20 € ! Ma siamo pazzi! E’ giusto che I-tunes e gli altri music store online abbiano sempre più successo ed ancora più importante che idee come Jamendo, appunto citata nel commento abbiano il successo che meritano! (e se i ragazzi scaricano un po’ di mp3 gratis non commettono un vero crimine - tanto più che pare statisticamente provatop che chi più scarica Mp3, compra anche più CD).

E a parte il lato economico: condividere può anche essere molto gratificante!

A presto con altre segnalazioni (un’altra è arrivata proprio poco fa da miozioper…) e commenti!

Dvd

Musica Online

Mercoledì, 7 Gennaio 2009

Prossimamente avremo occasione di parlare di musica online. Non per scambiarci indirizzi dove trovare novità (e download) ne per condividere o discutere gusti, ma per cercare di capire il fenomeno della “musica online” e le sue conseguenze.

Per far questo avremo alcune tesi che - da diversi punti di vista - ci guideranno nell’universo del suono e del suo commercio, della creatività e del “pirataggio” e sopratutto in una serie di cambiamenti che, almeno, per il mondo dell’industria musicale sembrano preludere a rivolgimenti epocali.

Tanto per lanciare un tema: che cosa ne sarà del diritto d’autore in un’industria, come quella musicale, in cui è praticamente impossibile fare a meno del digitale e dove, allo stesso tempo, produrre musica in digitale significa esporsi al rischio (ma in realtà è una sicurezza) della pirateria online (qui qualche informazione generale)?

Intanto vale la pena dare un’occhiata alle proposte costruttive per cambiare un po’ le cose in materia di licenze e diritto d’autore, come quella di Creative Commons

Dvd

Una buona tesi per la buona tavola

Lunedì, 22 Dicembre 2008

Bene, dopo un po’ di tempo (quasi sei mesi) ricomincio a postare su Seminarifirenze che ho dovuto, ahimè, trascurare per eccessivi impegni. Non che gl’impegni siano diminuiti, ma qualche amico (bontà sua o pura cattiveria?) mi ha convinto a ricominciare; soprattutto per dare spazio ad eventi e lavori che trovano poco spazio nel mainstream della cultura online.

Ed uno di questi accadimenti sono le tesi di tanti giovani che preparano spesso un buon lavoro che trova rapidissimamente la strada della biblioteca universitaria e dell’oblio. Perché gettare nel dimenticatoio tanto lavoro? Non si tratta necessariamente di produzioni eccellenti, ma anche una sola “buona pagina” può essere utile ad altri.

Quindi dopo la tesi della Chiara Berrettini (vedi anche il post precedente sugli Advergame) ecco una nuova tesi, fresca di discussione (un bel 110): “LA PROMOZIONE ONLINE DEGLI EVENTI ENOGASTRONOMICI. La realtà fiorentina tra innovazione e tradizione“, questo il titolo della dissertazione che Valentina Angeleri ha presentato alla commissione del Corso di Laurea di Media e Giornalismo a Firenze.

La ricerca di Valentina Angeleri compie un breve ma corretto excursus nella storia degli eventi enogastronomici in Italia ed in particolare in Toscana per arrivare ai giorni nostri e cercare di comprendere l’effettivo l’utilizzo della promozione online da parte di alcuni selezionati operatori di Firenze e provincia.

Lo studio ha una ottima ragione d’essere: come ci ricorda la stessa Valentina, intorno al settore degli eventi Enogastronomici ruota un fatturato di circa 2,5 miliardi di Euro (approssimato sicuramente per difetto). Ed è in effetti una delle poche aree del turismo per ora risparmiate dalla generale crisi che attanaglia il settore. Ma l’importanza dell’Enogastronomia a mio avviso travalica il puro fatto economico per coinvolgere a pieno la cultura e la storia locale. In un piatto della tradizione, anche e soprattutto di quella cosiddetta “povera”, si nascondono secoli di storia e di tradizioni – e anche d’innovazioni.

Ma i tanti enti e soggetti che si occupano a vario titolo diegli eventi, sembrano non avvedersi di questa importanza anche in termini di ulteriori sviluppi e di miglioramento d’immagine e di supporto alle attività commerciali. O perlomeno sono ben lungi dall’aggiornarsi sulle possibilità che la promozione e la comunicazione possono offrire, soprattutto con la Rete e le sue infinite diramazioni.

Ecco il senso del lavoro di Valentina al quale ovviamente rimando per ulteriori approfondimenti. Chi fosse interessato può richiedere – mediante un commento al presente post - di scaricare il Pdf .

Intanto Auguri di buone feste.


Dvd

L’importanza dei giochi

Giovedì, 3 Luglio 2008

Che il gioco sia un’attività fondamentale dell’età evolutiva è ben noto. Ed è altrettanto intuitivo comprenderne l’importanza anche nelle fasi successive della vita.

Ed anche le attività ludiche, grazie ad Internet, hanno compiuto un bel passo in avanti (una base di partenza per comprendere il fenomeno: http://en.wikipedia.org/wiki/Video_game_culture)

Per alcuni - ed in molti casi hanno purtroppo ragione - possono costituire un pericolo: già da diverso si parla di dipendenza da “gioco online”.

Ma in alcuni, molti, casi possono costituire una componente positiva nell’ambito delle nostre attività online.

Lo sono, i giochi online, indubbiamente positivi per le aziende che riescono ad utilizzarli efficacemente per promuovere la propria immagine o i propri prodotti online ed in questo caso si parla propriamente di advergames. La tesi di Chiara Berrettini che presentiamo nella pagina “advergames” racconta molto bene come i giochi online - quelli ben fatti - possano attirare numeri importanti di visitatori, trattenendoli nel gioco per segmenti di tempo che le altre forme pubblicitarie e promozionali non si possono nemmeno sognare.

Ma l’importanza del gioco online va, a mio avviso, ben al di là della semplice pubblicità aziendale.

Vista la sua capacità di attrarre e trattenere i visitatori, in specie quelli più giovani, credo si tratti di uno strumento dalle notevoli potenzialità anche per finalità educative e/o culturali. Non sarebbe forse accattivante per i giovani e giovanissimi imparare a conoscere, per esempio un museo, con un gioco? Un o dei primi esempi (riportato nella tesi della Chiara Berrettini) è quello del gioco commissionato dal WWF: Cappuccetto Rosso e il Lupo.

In questa direzione, le possibili evoluzioni del gioco online sono davvero innumerevoli e interessanti.

Tesi e ricerche on-line

Giovedì, 3 Luglio 2008

Su suggerimento dell’amica e collega Elena Farinelli, ho deciso di aprire un nuovo capitolo di questo Blog. L’idea di partenza era quella di pubblicare un articolo su di una tesi discussa di recente che abbiamo trovato tutti molto interessante (commissione giudicatrice compresa, visto che le hanno dato il massimo dei voti). Si tratta di una tesi sugli “Advergame” di Chiara Berrettini (laureatasi in Media e Giornalismo in Firenze, lo scorso 27 giugno 2008).
Poi ho pensato: “perché non pubblicare degli abstract e delle notizie di tutte le tesi interessanti di cui ho la ventura (e gli studenti la disgrazia) di essere relatore?” (e l’idea potrebbe essere estesa anche alle tesi di altri relatori …)
I giovani neolaureati vedrebbero premiato il loro lavoro; i contenuti del lavoro potrebbero essere di aiuto ad operatori professionali e ad altri studenti; gli autori potrebbero rendersi più visibili, anche soltanto presso enti ed aziende cui magari potrebbe far piacere avere uno stagista che ha lavorato su di un determinato argomento.
Bene, spero che questo possa essere l’inizio di un capitolo doppiamente utile.